Sanità, Consulcesi: “‘Onboarding & Training’ forma medici per il terzo settore”

E’ un ‘ponte’ tra competenze e necessità nel mondo del Terzo Settore in ambito sanitario e umanitario il nuovo progetto “Onboarding & Training” di Fondazione Consulcesi che, come Gruppo, mette a disposizione di Enti partner, Ong ed Ets, la massima expertise nel settore salute, con l’obiettivo di portare a bordo nuovi progetti e formare personale medico specializzato. Si tratta di “un progetto – spiega Simone Colombati, presidente di Fondazione Consulcesi – per continuare a sviluppare sotto nuove forme la nostra mission di supporto e assistenza ai più fragili attraverso il sostegno a medici ed enti impegnati in ambito sanitario- umanitario totalmente gratuito per gli enti partner coinvolti e che vede le nostre migliori risorse e competenze al servizio dei bisogni di questi”.

L’iniziativa – spiega una nota – si muove su due core asset del Gruppo Consulcesi, cui la Fondazione fa riferimento: la piattaforma formativa e il più ampio database e di medici e professionisti sanitari d’Italia con 1,6 milioni di contatti profilati per professione e specializzazione. Grazie a questa banca dati, la Fondazione potrà coinvolgere e invitare operatori sanitari attraverso una attività di awareness e di coinvolgimento affinché conoscano e scelgano di partecipare alle chiamate dei progetti di Enti del Terzo Settore e Ong. Attraverso la piattaforma formativa il personale medico volontario avrà accesso ad un catalogo online composto da oltre 300 corsi e/o modelli didattici innovativi, sviluppati o da sviluppare ad hoc con il partner Sanità in-Formazione (Best Provider Ecm nella categoria Formazione a distanza Fad). La scelta e la selezione delle figure da coinvolgere nell’organizzazione saranno gestite dall’Ente partner sulle base delle proprie necessità e della propria mission, così come anche il percorso formativo sarà realizzato in partnership con l’ente richiedente, sulla base delle sue specifiche necessità formative.

A dare il via al progetto è il corso di formazione per migliorare diagnosi e cura della malattia di Charcot- Marie-Tooth realizzato a sostegno dell’Acmt-Rete, associazione di volontariato nata con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita delle persone affette dalla patologia. Sebbene si tratti della neuropatia periferica ereditaria più diffusa, è ancora tra le meno conosciute, anche in ambito sanitario, e tra le più sottodiagnosticate. “Le persone affette – osserva Federico Tiberio, Presidente Acmt-Rete Odv – attendono in media 10 anni prima di ricevere una diagnosi” vivendo “nell’incertezza e privati della possibilità di sottoporsi alle sperimentazioni cliniche che oggi, finalmente, stanno muovendo i primi passi anche in Italia”.

A tale proposito, evidenzia la direttrice di Fondazione Consulcesi, Silvia Superbi: “Accanto alla mancanza di investimenti destinati alla ricerca di cure persiste – per questa come per moltissime altre malattie rare – una carenza nella formazione di medici e professionisti sanitari. Per questo -aggiunge – è particolarmente innovativo quanto virtuoso il progetto di divulgazione che Acmt-Rete porta avanti e che trova in questo corso Ecm ulteriore forza, anche grazie ai nostri partner che ne faciliteranno la diffusione, tra cui la Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg) di Roma”.

Il corso ‘Riconoscere, diagnosticare e curare la malattia di Charcot- Marie-Tooth (Cmt)’, reso disponibile gratuitamente a tutti i medici di medicina generale, chirurghi, psicologi e tante altre professioni medico- sanitarie, e in modalità Fad per venire incontro alle fitte agende dei professionisti, prevede il rilascio di 5.0 crediti Ecm. Responsabile scientifico è Francesco Ferraro, direttore del dipartimento di Riabilitazione specialistica neuromotoria, presso il presidio di Riabilitazione multifunzionale “Don Primo Mazzolari “di Bozzolo AO “Carlo Poma” di Mantova, affiancato da altri 6 esperti, specialisti in diverse aree di intervento. “L’intento – ribadisce Tiberio – è fornire ai medici degli elementi che permettano loro di riconoscere dei segni clinici caratteristici della malattia e indurli a invitare il paziente verso uno specialista il prima possibile, per far sì che nessun altro bimbo con Cmt venga rimproverato perché distratto”.

“L’impegno della Fondazione verso una sanità accessibile a tutti – conclude Superbi – continuerà a passare anche per il sostegno alle malattie rare e alle persone da queste affette. A tal proposito, i prossimi progetti di ‘Onboarding e training’ che porteremo avanti saranno proprio in direzione della formazione per altre malattie rare”.

Consulcesi – Massimo Tortorella

Analisi di mercato: c’è un nuovo competitor, Pdf. Cenciarelli: database senza rivali sul sell- out

C’è un nuovo competitor nel mercato dei servizi di data e market intelligence rivolti al mondo della farmacia: è Pharma Data Factory (Pdf), società fondata nel 2020 da un gruppo di professionisti con una profonda esperienza nel mercato farmaceutico e in particolare nella gestione ed elaborazione dati ai fini di business analysis. E in un panorama che già oggi mostra un significativo livello di competitività, Pdf conta di distinguersi con una “suite” di servizi che misurano vendite e consumi nel canale farmacia sulla base dei dati di sell-out provenienti dal 95% degli esercizi farmaceutici oggi in attività. «Vantiamo in assoluto la
banca dati più puntuale ed estesa che ci sia oggi sul mercato» spiega a Pharmacy Scanner Giorgio Cenciarelli, ceo di Pharma Data Factory «e questo grazie all’articolo 34 del decreto legge 73/2021, che ha generato un nuovo flusso dati per il monitoraggio in tempo reale dei consumi in farmacia, e grazie anche alle partnership concordate con Federfarma e Assofarm. Il nostro obiettivo è quello di offrire una nuova e valida alternativa a quanto oggi c’è sul mercato per soddisfare le necessità delle aziende del mondo
pharma».
L’articolo 34, continua Cenciarelli, «riguarda i dati di vendita relativi a tutti i farmaci di fascia A e C inclusa la dpc, ai Sop-Otc e ai dispositivi medici registrati, in regime convenzionato e privato. In tal modo viene garantita ad Aifa, Agenas, ministero della Salute e dell’Economia nonché Istat e Istituto superiore di sanità
la disponibilità dei dati provenienti dalle farmacie. La copertura pressoché “censuaria”, inoltre, ha permesso la costruzione di geografie territoriali su scala estremamente ridotta».
E qui entra in gioco BeST – Beyond Sellout Trend, lo strumento con cui Pdf promette di rivoluzionare il monitoraggio dei consumi farmaceutici e l’analisi dei dati di performance e di vendita. «La piattaforma» dice Cenciarelli «consta di 3.640 GeoCluster, aggregabili in 720 distretti, 107 province e 20 regioni; ne
discende un metodo innovativo di aggregazione geografica che combina i dati delle sezioni di censimento Istat alla geolocalizzazione di ogni singola farmacia. Di fatto, BeST si propone come il nuovo standard di mercato per la misurazione dei consumi in farmacia, perché supporta la definizione delle strategie
commerciali con decisioni basate su dati di sell-out puntuali e completi e con informazioni accurate che affinano la gestione delle risorse e migliorano la distribuzione dei prodotti. Nel corso del 2023 abbiamo consolidato il database e ora abbiamo dati dal gennaio 2022 con una frequenza mensile. Dall’inizio del
prossimo anno saremo operativi al 100% con 24 mesi di dati storici».
Cenciarelli insiste in particolare sul concetto di sell-out: «Le dinamiche del mercato sono profondamente cambiate negli ultimi 15 anni: in passato bastava monitorare il sell-in, cioè gli acquisti delle farmacie, per dedurre anche i consumi finali, ossia le vendite al pubblico. Oggi, con la quota degli acquisti diretti che dal 5 è cresciuta sino al 15% per i farmaci di fascia A e C e punte di oltre il 40% per generici e per Otc, del sell-out non si può più fare a meno. Inoltre, parallel trade ed export comportano distorsioni da sovrastima che alterano il dato all’ingresso e lo allontanano sempre di più da quello d’uscita. Pdf è in grado di offrire una
misurazione del mercato in farmacia basata sui dati effettivi di vendita e dispensazione, al contrario delle analisi sul sell-in di cui oggi dispongono più spesso le aziende».
Tra le partnership strategiche di cui si avvale Pharma Data Factory, infine, c’è quella con Homnya (gruppo Consulcesi), player che vanta una solida conoscenza del mercato farmaceutico e che metterà a disposizione di Pdf risorse, asset e competenze per informare, comunicare e promuovere la sua offerta di prodotti e
soluzioni. «È una partnership che abbiamo raccolto con grande determinazione» commenta Alessia Palluzzi, direttore generale «siamo pronti ad affiancare Pharma Data Factory forti del nostro know-how, dell’expertise maturata sul campo e della profonda conoscenza dei bisogni del target di riferimento».

Massimo Tortorella

Inquinamento ambientale. Monaco (Fnomceo): “Medici siano ‘sentinella’ della popolazione”

Il Segretario della Federazione degli ordini dei medici chirurghi e odontoiatri è intervenuto nel corso del recente convegno ‘Liberi di Respirare’, organizzato da Consulcesi Group
Il medico come “sentinella” per aiutare i cittadini nei disagi che li colpiscono. Anche per quanto riguarda le problematiche ambientali. È così che Roberto Monaco, Segretario FNOMCeO (Federazione degli ordini dei medici chirurghi e odontoiatri) vede i professionisti sanitari alla luce delle nuove esigenze di salute della popolazione. Monaco è intervenuto nel corso del recente convegno ‘Liberi di Respirare’, organizzato da Consulcesi Group.
“Da alcune settimane si è aperto un ampio dibattito a livello europeo“ e ciò rappresenta “un importante passo avanti nella direzione auspicata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2021“ per quanto
riguarda le tematiche ambientali. Per questo “anche la professione medica non può sottrarsi dal prendere parte a questo dibattito“, nella prospettiva di “tutelare la salute globale, che rappresenta sicuramente la precondizione per garantire uno sviluppo non solo sociale ma anche economico a medio e lungo termine“.
Nel corso dell’evento, in cui è stata lanciata l’azione legale “Aria pulita”, Monaco ha fatto riferimento all’articolo 5 del codice di deontologia medica, in cui si può leggere che “il medico, basandosi sulle conoscenze disponibili, si impegna in una comunicazione pertinente sull’esposizione e sulla vulnerabilità ai fattori di rischio ambientale, e promuove un utilizzo appropriato delle risorse naturali per un ecosistema equilibrato e sostenibile anche per le future generazioni“.
E per questo la Federazione “intende sostenere, insieme agli esponenti del mondo scientifico e politico, l’importanza di interventi per la tutela della sostenibilità ambientale che impattano quotidianamente sulla salute dei cittadini. Ricordiamo – ha detto Monaco – che in Italia l’inquinamento atmosferico causa più di 50mila morti premature all’anno. Auspichiamo quindi lo sviluppo di decisioni di ampia portata che consentano al nostro Paese una reale prospettiva di salute, benessere ed equità“.

In tutto ciò, la formazione del personale sanitario “riveste un ruolo cruciale in questo senso. Pertanto, ritengo che nella Commissione Nazionale ECM, di cui ho l’onore di far parte, vorremmo presentare progetti non solo formativi, ma anche incentivare l’acquisizione di crediti formativi, come è accaduto con il Covid-19 e i vaccini, anche per quanto riguarda l’ambiente. La formazione è fondamentale non solo per i cittadini ma anche per tutti quei medici che devono poi informare gli stessi sulle politiche ambientali, sui problemi e sulle soluzioni che possiamo mettere in atto insieme”, ha concluso.

Massimo Tortorella – Consulcesi

Come smettere di fumare con il counseling e la strategia delle 5 A

Fumare tabacco resta una delle principali cause di morte al mondo. Quali sono le sostanze che fanno più male all’organismo e quali vantaggi dà smettere di fumare?

I fumatori nel mondo sono un miliardo e trecento milioni (dei quali l’80% vive in Paesi a basso e medio reddito). Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, il fumo di tabacco causa il decesso di quasi la metà della popolazione che ne fa uso ed è responsabile ogni anno della morte di otto milioni di persone. Di queste, 7 milioni muoiono a causa del consumo diretto di tabacco, mentre la parte restante si tratta di non fumatori esposti al fumo passivo. Per quanto riguarda il nostro Paese, si calcola che in Italia i fumatori siano il 24,2% della popolazione totale (il dato più alto dal 2006). Ma perché i numeri relativi ai decessi da fumo sono così alti nonostante le tante evidenze scientifiche che hanno provato i danni causati dal tabacco?
Quali sono le sostanze che fanno più male all’organismo e quali vantaggi dà smettere di fumare?
Le principali sostanze presenti nella sigaretta
Nelle sigarette sono presenti diverse sostanze che, se assunte per troppo tempo e con continuità, possono far molto male alla salute. Vediamo le principali:
•Nicotina: Nistrosammine Specifiche del Tabacco (NTS),
•Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA): Benzopirene, Antracene, Naftalene ecc.,
•Ammine Aromatiche: Naftalina, Aminobifenile, Naftilammina,
•Metalli: Cromo, Selenio, Nichel, Arsenico, Piombo,
•Monossido di carbonio: Asfissiante e inquinante, riduce l’ossigenazione dell’organismo e dei tessuti,
minando la resistenza fisica
•Catrame: Residuo del fumo ottenuto per allontanamento dell’acqua e della Nicotina. Si deposita sui bronchi, costituendo la causa principale dei tumori legati al tabacco.
I vantaggi di smettere di fumare
Di seguito i principali benefici dello smettere di fumare a seconda del periodo di astinenza:
•8 ore: l’ossigeno nel sangue torna a valori normali;
•12 ore: quasi tutta la nicotina è stata metabolizzata;
•24 ore: i livelli di monossido di carbonio sono fortemente ridotti;
•2-5 giorni: olfatto e gusto migliorano;
•3 giorni: aumenta la capacità polmonare;
•1 settimana: ci si accorge di avere più fiato, energia e voglia di fare;
•3 settimane: si è più attivi, il lavoro e le varie attività risultano più facili;
•4 settimane: migliora l’attività sessuale;
•6 settimane: si riduce il rischio di infezioni;
•3 mesi: la tosse cronica inizia a ridursi;
•3-6 mesi: un terzo della popolazione che è aumentata di peso torna alla normalità;
•3-9 mesi: la funzione polmonare aumenta del 20-30%;
•1 anno: il rischio di infarto connesso al fumo si riduce del 50%;
•5 anni: il rischio di eventi coronarici è uguale ai non fumatori;
•10 anni: il rischio di cancro polmonare si è ridotto del 30-50%;
•10-15 anni: il rischio di morte per tutte le cause è simile ai non fumatori.
Chi smette di fumare, inoltre, a 30 anni guadagna almeno 10 anni di vita attesa, a 40 ne guadagna 9, a 50 si passa a 6 e a 60 guadagna altri 3 anni di vita attesa.
Ausili descritti in letteratura per smettere di fumare
Se smettere di fumare fosse facile, i dati sulla mortalità per patologie legate al fumo non sarebbero così alti.
Spesso la volontà da sola non basta ed è per questo che esistono diversi ausili i cui benefici sono descritti nella letteratura scientifica: Nicotine Replacement Therapy (cerotti, gomme da masticare, compresse, inalatori, spray orali o nasali che rilasciano nicotina a velocità e concentrazioni differenti); Vareniclina e
Bupropione (farmaci che agiscono a livello centrale per ridurre la dipendenza da nicotina); sigarette elettroniche con nicotina e senza nicotina (è possibile acquistare ricariche a concentrazioni variabili di nicotina, anche pari a zero); terapia comportamentale e counseling.
Il counseling sanitario
Prima di tutto, cosa si intende con la parola “counseling”? Il counseling è un’attività di aiuto professionale che può risultare fondamentale per affrontare un particolare momento di vita in ogni tipo di ambito.
Attraverso tale attività chi ne usufruisce può capire come fare per contrastare le difficoltà e migliorare le proprie condizioni di vita. Il “counselor”, ovvero il professionista che segue il cliente, ha come compito quello di aiutarlo a sfruttare (o far emergere) le sue potenzialità e superare eventuali “blocchi” che lo
condizionano. Se ci limitiamo al solo ambito sanitario, dunque, il counseling ha come obiettivo quello di far affrontare al paziente i suoi disturbi (o, come nel caso del fumo, dipendenze) in maniera attiva e agevolare un’evoluzione positiva dei comportamenti che mettono a repentaglio il suo stato di salute. Restando
sempre in ambito sanitario, il counselor può risultare molto utile nella prevenzione e nella promozione di comportamenti corretti e salutari e nel supporto ai pazienti nel corso della malattia.

La strategia delle 5 A
Per quanto riguarda il counseling sanitario applicato alla cessazione del fumo, le principali linee guida raccomandano che gli interventi siano organizzati intorno a una struttura conosciuta come le 5 A: Ask, Advise, Assess, Assist, Arrange.
La prima attività (Ask) consiste nel domandare ai pazienti che si presentano in ambulatorio se sono fumatori; affrontare l’argomento con tutti, indipendentemente dalla natura della visita; registrare la condizione e la storia di fumatore tra i dati del paziente; rinforzare la scelta di chi ha smesso di fumare ed evidenziane i vantaggi; utilizzare il test di Fagerstrom per valutare il grado di dipendenza da nicotina.
L’attività denominata Advise consiste invece nel raccomandare a tutti i fumatori di smettere di fumare; dare al soggetto materiale di supporto, come opuscoli o manuali; fare in modo che il soggetto percepisca il professionista come alleato; evitare conflitti di qualsiasi tipo (psicologici o verbali); aiutarlo a trovare le
giuste e personali motivazioni per smettere; accettare di parlare anche degli aspetti piacevoli del fumare; far osservare i vantaggi estetici, economici e affettivi; Sottolineare che cessare di fumare può aiutare a prevenire malattie gravi.
Passando poi all’attività chiamata Assess, è necessario accertarsi che il soggetto voglia effettivamente smettere; nel caso in cui non fosse intenzionato a farlo, dedicargli del tempo per invogliarlo a smettere; se invece ha intenzione di smettere, approfittarne per fornirgli consigli comportamentali e proporgli di tornare entro 2 settimane.
Prima di arrivare all’Arrange (ovvero la pianificazione vera e propria del follow up), si deve passare per la fase Assist, che consiste nel concordare con il soggetto una strategia per aiutarlo a smettere; insegnare a riconoscere i sintomi da astinenza nicotinica; proporre la terapia farmacologica a chi fuma più di dieci
sigarette al giorno o che risultino fortemente dipendenti al test di Fagerstom (con un punteggio uguale o maggiore a 5).
Come approfondire il counseling e le altre tecniche per ridurre i rischi del fumo
È da poco online, sulla piattaforma Consulcesi Club, il corso di formazione ECM “Fumo e nicotina: fattori di rischio per la salute orale”. Il corso tende ad affrontare le problematiche legate al consumo di tabacco a livello del cavo orale e analizza le attuali evidenze scientifiche legate al binomio fumo e salute
orale/gengivale. Vengono poi analizzati diversi aspetti di counseling sanitario e messe in rassegna le evidenze scientifiche relative ai nuovi dispositivi (sigarette elettroniche o strumenti a tabacco riscaldato).
Particolare risalto viene dato all’importanza del lavoro del team odontoiatrico, il quale può giocare un ruolo molto importante nella prevenzione dell’abitudine al fumo. Esistono infatti diverse evidenze scientifiche che suggeriscono come gli interventi in questo ambito siano efficaci e poco costosi, con un guadagno in
salute nel breve periodo e, a lungo termine, con una importante riduzione delle spese di assistenza per le patologie correlate al fumo.
Responsabile scientifico del corso è Paolo G. Arduino, professore associato di Malattie Odontostomatologiche all’Università di Torino e dirigente medico di primo livello presso la Dental School di Torino.

Consulcesi – Massimo Tortorella

Come la mente influisce sulla salute cardiaca: la cardiofobia e il “diario del cuore”

Cuore e cervello sono fisicamente connessi e l’uno può peggiorare il funzionamento dell’altro. Vediamo in cosa consiste la cardiofobia, come
può nascere e cosa fare per contrastarla

Mente e cuore parlano e si influenzano a vicenda. E non solo metaforicamente, come capita spesso in poesie o canzoni, ma anche a livello fisico: «Il cervello dalla corteccia si collega a un network neuronale molto diffuso e piuttosto complesso. Questo network neuronale, a sua volta, si collega a livello del midollo
allungato sia ai nuclei simpatici che ai nuclei parasimpatici attraverso delle fibre postgangliari. I nuclei simpatici, attraverso un collegamento gangliare nella colonna vertebrale, si collegano al ganglio toracico e ai gangli intrinseci del cuore», spiega la professoressa Maria Cristina Gori, docente di Neurologia presso
l’Università Sapienza di Roma. «Tutti questi gangli e intrecci vanno a innervare i vasi attraverso il plesso coronarico. Formano così un vero e proprio viluppo, in cui tutte le fibre si mischiano tra loro, creando un plesso sinciziale intorno ai vasi e andando a influenzare la componente elettrica del cuore e la parte
contrattile del muscolo cardiaco. Tutto ciò accade tramite l’azione di venti-venticinque neuromediatori diversi, che interagiscono tra loro».
Quella fin qui descritta è la cosiddetta connessione discendente. Per quanto riguarda, invece, la connessione ascendente, «il network neuronale attraverso il sistema simpatico risale dai gangli toracici e fa gli stessi relais in senso inverso. In questo modo, il cuore informa il cervello di quello che succede. Quindi,
l’effetto descritto non si sviluppa lungo l’asse cervello-cuore, bensì lungo quello inverso cuore-cervello. La stessa cosa avviene a livello dei gangli intrinseci del cuore, che vengono informati dalla periferia su ciò che accade e, successivamente, procedono per una mediazione attraverso un circuito di feedback locale, con il sistema parasimpatico ascendente che risale verso il cervello attraverso il ganglio nodoso». Appare dunque certo che cuore e cervello sono, da un punto di vista funzionale, organi comunicanti. Ma in
che modo il cervello può influenzare, in maniera negativa, il comportamento del cuore e viceversa?

Che cos’è la cardiofobia e come può essere gestita
La cardiofobia è un tipo di ipocondria molto particolare. Mentre il paziente ipocondriaco vede, in qualsiasi segnale proveniente dal suo corpo, il sintomo di una qualunque malattia, il paziente cardiofobico ha paura di subire un’aritmia maligna, un infarto oppure un ictus. Ciò comporta che il soggetto vive ogni segnale associabile all’area cardiaca (un’extrasistole, una tachicardia legata all’attività fisica o un dolore in area toracica, un capogiro, ecc.) come l’emergere di un pericolo imminente. A causa di questa percezione di paura, nel paziente si attivano i meccanismi dell’ansia che, a loro volta, aumentano i parametri
neurofisiologici e la sensazione dei sintomi. Il paziente si infila così in una spirale viziosa di ansia, che può sfociare in un attacco di panico conclamato.

Come gestiscono i pazienti cardiofobici le paure?
Le strategie attuate dai pazienti cardiofobici per gestire le loro paure sono diverse:
•Controllare compulsivamente la frequenza cardiaca: i pazienti arrivano a misurare la propria frequenza cardiaca decine di volte al giorno, ogniqualvolta non si sentono bene, oppure per assicurarsi che tutto stia andando per il meglio. In questi soggetti, il solo fatto di controllare il polso può riavviare la spirale di ansia;
•Evitare l’attività fisica: si va dalla scelta di evitare la palestra fino, nei casi più gravi, a non fare più le scale, a prendere l’auto e a non fare più il minimo movimento. Tutto ciò per scongiurare il presentarsi della tachicardia, che dal paziente viene interpretata come pericolosa;
•Effettuare controlli medici molto frequenti: solitamente, questi pazienti tempestano il cardiologo di telefonate, anche spedendogli gli elettrocardiogrammi;
•Recarsi con grande frequenza in Pronto soccorso;
•Fidarsi di dottor Google: questi pazienti consultano internet, strumento che potrebbe peggiorare la loro ossessione, e questo vale per ogni forma di ipocondria.

Come si genera una cardiofobia?
La genesi di una cardiofobia può essere varia. Può trattarsi di persone che hanno avuto un problema cardiaco personale oppure che hanno assistito una persona cara con un problema cardiaco. Alla base della cardiofobia c’è spesso una comunicazione medica incauta o involontaria; oppure, un effetto nocebo
(l’opposto dell’effetto placebo), per cui una comunicazione medica può gettare il seme del dubbio nel paziente e, se trova terreno fertile, diventare una condanna. Di seguito le più comuni comunicazioni che possono gettare il seme della cardiofobia e farlo crescere nel paziente:
•Evocazioni negative: il linguaggio medico ne è pieno. I medici dovrebbero usare con più cautela termini come morte, lesione, peggioramento, infarto, aritmia;
•Medicalese: il linguaggio tecnico-specialistico è un registro comunicativo che, non essendo facilmente comprensibile, spesso crea distanza, generando ansia e spingendo nella maggior parte dei casi il paziente a non chiedere spiegazioni al medico;
•Comunicazione catastrofizzante: quando il medico trasmette una comunicazione a puro titolo informativo, magari con intento rassicurante, questa azione, involontariamente, può gettare il seme del dubbio, diventando per il paziente una condanna. Per fare un esempio, un medico può dire a un paziente che il suo rischio di infarto è molto basso o che la possibilità che si verifichi un’aritmia maligna è veramente minima.
Su un piano logico-razionale, questa comunicazione dovrebbe essere rassicurante, ma se diciamo che il rischio di infarto è basso, stiamo implicitamente dicendo che quel rischio di infarto c’è e, dunque, non è nullo. In determinati pazienti questo è sufficiente a gettare il seme del dubbio;
•Colpevolizzazione: viene generata da frasi del medico sul tipo «Se solo avesse fatto», «Se solo non avesse fumato». Il senso di colpa può accentuare l’ansia dei pazienti e incentivare la presenza di una cardiofobia.

Prescrizione di farmaci e ulteriori accertamenti
Sono molti i casi di pazienti a cui sono stati prescritti farmaci (soprattutto beta-bloccanti, spesso con l’intendo di calmare la tachicardia o l’extrasistole) o esami medici di approfondimento per valutare la patologia, nella speranza di rassicurarli. Tuttavia, questo spesso produce un effetto paradossale: il paziente
inizia a pensare, infatti, che se il medico prescrive un farmaco o un esame significa che crede che ci sia qualcosa che non va. Rassicurare un soggetto ipocondriaco è un’impresa difficile, se non quasi impossibile, e la rassicurazione, se si riesce a trasmettere, dura comunque molto poco. Alcuni pazienti hanno addirittura paura a prendere il farmaco prescritto dal medico, per timore che interferisca con il loro stato di salute, di cui sono già estremamente preoccupati.

Come gestire una cardiofobia? Il “diario del cuore”
Una manovra molto spesso utilizzata in terapia strategica è quella del cosiddetto “diario del cuore” e può essere prescritta da qualunque medico. Questa strategia è contenuta nell’ebook formativo (3 crediti ECM) “Cuore e psiche: come la mente influisce sulla salute cardiaca”, disponibile sulla piattaforma Consulcesi
Club (responsabile scientifica del corso è proprio la professoressa Gori). La terapia va a impattare direttamente sul controllo compulsivo della frequenza del ritmo cardiaco, molto presente nei pazienti cardiofobici. Il medico, non potendo chiedere ai pazienti di smettere di comportarsi in un certo modo può
invece dire loro che fanno bene a controllarsi e che, anzi, devono farlo ancora di più. Il medico può, dunque, prescrivere al paziente una nuova prassi da seguire nei controlli giornalieri: a ogni ora del giorno, per cinque minuti, deve interrompere le sue attività e misurare il battito manualmente per tre volte, intervallando con un minuto di pausa. Deve poi scrivere le misurazioni e portare tutto al medico. Con questa manovra il medico si sta sintonizzando con la percezione del paziente, il quale, perciò, sarà più disposto a fidarsi di lui.
Inoltre, in questo modo il medico spinge il paziente a ristabilire un contatto percettivo con il suo polso. È, infatti, importante che faccia la misurazione manualmente e non con strumenti tecnologici. Ciò perché questi pazienti spesso hanno il terrore di percepire il proprio polso e, nel ristabilire una familiarità con le proprie sensazioni, abbassano i livelli di ansia. Spesso facendo tre misurazioni seriali i livelli di ansia si abbassano e, quindi, diminuiscono anche le misurazioni, provocando un effetto calmante sul paziente. C’è poi da tenere conto dell’effetto saturazione: sono talmente tante le misurazioni prescritte dal medico
che il ritmo provoca nel paziente un’avversione nei confronti della manovra, spingendolo a sperare in un allentamento della prescrizione, che gradualmente dovrà passare a tre misurazioni ogni due ore, fino a eliminarle del tutto.

Consulcesi – Massimo Tortorella

Giornata Mondiale della Disabilità 2022

OMS: Entro il 2050 1 persona su 4 affetta da perdite uditive

Consulcesi e gli esperti dell’associazione Emergenza Sordi: “necessaria formazione del personale sanitario per una migliore assistenza delle persone affette”

Roma, 2 dic. 2022“Se c’è un luogo dove più di altri nessuno dovrebbe essere lasciato indietro è l’ospedale e tutti gli altri luoghi dedicati alla cura e all’assistenza”, riflette Luca Rotondi, presidente dell’associazione Emergenza Sordi APS, che in occasione della Giornata Mondiale della Disabilità, celebrata ogni anno il 3 dicembre, torna a ribadire con Consulcesi l’importanza di formare il personale sanitario per individuare e comunicare con le persone sorde o con problemi d’udito.

È proprio l’impegno a ‘non lasciare nessuno indietro’ il focus dell’Agenda 2030 dell’ONU che dedica la Giornata di quest’anno alla “trasformazione verso una società sostenibile e coinvolgente per tutti”.

“Una società più equa, inclusiva e sostenibile, e che quindi garantisca dignità, diritti e benessere per tutti si fonda in primis sullequo accesso alle cure. E purtroppo questo non è, ancora, sempre il caso quando la persona in cerca d’assistenza è sorda”, continua Rotondi, esperto in comunicazione che con Consulcesi, azienda italiana leader nella formazione ECM, propone un corso per fornire ai professionisti della salute le conoscenze necessarie per poter interagire con il paziente sordo in situazione emergenziale e non. 

Con circa 7 milioni di persone in Italia con problemi di udito più o meno gravi, di cui ben 45mila sorde (pari all’11% della popolazione complessiva), e di fronte alle stime dell’OMS che parlano di 1 persona su 4 affetta da perdite uditive entro il 2050, preparare il SSN alla comunicazione e alla gestione con le persone affette da sordità appare ormai una necessità impellente/improrogabile.

Nasce così, dal desiderio di infrangere il soffitto di cristallo che ancora oggi si frappone tra le persone sorde e delle cure adeguate e tempestive il corso multimediale “In reciproco ascolto. Interagire con il paziente sordo in situazione normale e di emergenza”, realizzato grazie alla collaborazione con gli esperti dell’Associazione Emergenza Sordi APS e disponibile fino al 31 dicembre, termine ultimo per l’acquisizione dei crediti formativi obbligatori previsti per il triennio 2020-2022 per tutti gli operatori sanitari.

“Soprattutto in contesti emergenziali, dove la comunicazione deve essere quanto più efficace, con la persona sorda può risultare complessa a causa di una serie di pregiudizi e concetti sbagliati e più generale di una mancanza di formazione in materia”, spiega ancora Rotondi che nel corso insegna a riconoscere le caratteristiche della persona sorda in base ai comportamenti fisici e psicologici, a distinguere i diversi tipi di sordità, a interagire con semplici regole e attraverso l’uso delle molteplici App ora disponibili: da “Spread the sign”, il più grande dizionario di lingue dei segni al mondo, a “Where are U” collegata alla Centrale unica di risposta Nue 112 e “Municipium” collegata alle Sale Operative della Polizia Locale dei Comuni aderenti per risparmiare tempo prezioso in situazioni di emergenza, fino a “Comunica con tutti” la WebApp che utilizza simboli semplificati di immediata comprensione, la tecnologia può contribuire notevolmente a migliorare le cure “ma al centro sia messa sempre la persona e l’interazione con questa”, conclude Rotondi.

Massimo Tortorella